Disponibile dal 15 novembre
Febbraio 1860, tempo di Carnevale.
Il piccolo Sherlock Holmes chiede al padre di potersi fermare ancora a Modena per poter assistere alla festa che si sta preparando. Lui lo accontenta, anche perché ha deciso di approfittarne per acquistare un po' di quell'ambrosia che è il famoso aceto balsamico locale.
Tutto ciò darà il via a un'altra eccitante avventura: il piccolo Holmes risolverà la scomparsa della “regina”, la botte più preziosa dell'acetaia e incontrerà Sandrone, la maschera di Modena!
Primo capitolo
Dopo la conclusione dell’avventura della collana rubata, avevo deciso che la mia vacanza non era ancora finita.
Mi ero informato e sapevo che tra poche settimane a Modena sarebbe cambiato tutto.
Stava arrivando il Carnevale! Ero eccitato e curioso all’idea.
Papà non intendeva rimanere ancora in città; io invece volevo proprio restare.
Anche da noi in Inghilterra, durante questo periodo, si sospendono le attività, si accantonano le incomprensioni, si mette a tacere l’odio e il rancore per abbandonarsi a un semplice e sano divertimento.
Io volevo vedere le differenze tra il nostro e il vostro modo di festeggiare l’avvenimento.
Per noi inglesi, dopo la rottura della chiesa anglicana con quella romana voluta dal re Enrico VIII (Si vede che ho studiato? Be’, mi piace sapere le cose!) non si festeggia più la Quaresima e di conseguenza nemmeno il periodo di festa che la precede.
Però, sia chiaro, non ci facciamo mancare qualche distrazione!
Il nostro giorno più importante si chiama Pancake tuesday, e corrisponde al vostro Martedì grasso. Durante questa festa, il nostro massimo divertimento consiste nel lanciare in aria dei pancakes (sono frittelle dolci molto buone, ve lo assicuro!) e tentare di catturarli con la padella. Si organizza perfino una gara tra le massaie che si litigano l’ambito titolo di campionessa della Pancake Race, la corsa delle frittelle. Vince chi riesce a farle girare sulla padella mentre corre verso il traguardo.
Divertente da vedere, ma non ne ho mai capito la logica.
Insomma, mio padre propose di finire il tour che aveva organizzato per visitare la Penisola, promettendo che saremmo tornati in tempo per i festeggiamenti.
Accettai volentieri, sapendo di potermi fidare della sua parola.
Facemmo due soste a Roma e a Napoli per ammirarne le meraviglie architettoniche e culinarie, e qualche mese dopo ritornammo a Modena in tempo per il Giovedì grasso, il giorno che dava inizio alle festività carnevalesche.
In fondo ero soddisfatto da come erano andate le cose con il furto sventato e il colpevole rivelato, anche se non era stato tutto merito mio. Avevo commesso degli errori, ma avevo anche giurato a me stesso che non sarebbe più successo. Bastava ragionare con più calma sulle cose, non fermasi alle apparenze. Comunque mi ero divertito a fare l’investigatore e nella testa già girava l’idea e la voglia di poterci riprovare.
Per le strade della città c’erano file e file di bancarelle che riempivano l’aria con il profumo della porchetta e con gli odori invitanti dei croccanti e dello zucchero filato. Probabilmente i nostri pancakes voi li dareste da mangiare ai cavalli delle carrozze!
Si incontravano persone travestite con le maschere più disparate: Arlecchino e Colombina, Balanzone e Brighella. La gente rideva e si divertiva, a volte correndo dietro alle ragazze per impiastricciar loro i capelli come fosse un omaggio alla bellezza. La presenza dei gendarmi del duca, che tutto osservavano, attenti a eventuali rivoluzionari nascosti tra la folla, non serviva a rovinare l’atmosfera.
Ogni tanto volavano nell’aria strani oggetti ovoidali che rischiavano di colpire e far male. Chiesi cosa fossero e Anceschi, che si era reso ancora disponibile ad accompagnarci anche se, dopo la partenza del duca Francesco V (più una fuga, se vogliamo dire la verità), era rimasto disoccupato, disse che erano semi di coriandolo rivestiti di zucchero. Una barbara e pericolosa usanza, pensai, che prima o poi avrebbero dovuto cambiare con qualcosa di meno dannoso, come ad esempio pezzetti di carta colorati (seppi poi che, qualche anno dopo, un italiano ebbe la mia stessa idea chiamandoli, appunto coriandoli).
Ho detto Giovedì grasso, ma per voi ogni giorno è grasso.